Lettera a un'allieva

Le tre consapevolezze che ho tratto da quell’episodio in cui il forno ha superato la temperatura desiderata.

Cara,

è passata esattamente una settimana da quando ci siamo salutate. Una settimana fa, quando ho aperto il forno, mi sono trovata davanti una scena terribile che mi ha fatto sentire un vuoto enorme, il più grande che io abbia mai provato nel mio percorso professionale.

Dopo qualche indagine, ho finalmente scoperto cosa è successo. Quel giorno non riuscivo a spiegarmi come mai fosse potuta accadere una cosa del genere, nonostante avessi seguito tutte le procedure correttamente. Ero incredula e ricordo la sensazione di rifiuto totale che ho provato quando ho aperto il forno. Non era possibile, cosa era successo?!

Come ti ho spiegato a voce quando ci siamo salutate, avevo impostato il forno alla temperatura giusta e ricordavo lucidamente il momento in cui avevo abbassato la temperatura da 1240 a 850 gradi. Secondo il tecnico, però, non avrei mai premuto il tasto "salva". Premere questo tasto è un gesto che mi viene automatico, il mio corpo l’ha assimilato in tutti questi anni di programmazione e accensione del forno, non devo neanche pensarci, eppure sembra che questa volta non l’abbia fatto. Può succedere e credo che sia successo a causa delle mille zanzare che mi ronzavano intorno. Ricordo di aver smanettato freneticamente per togliermele di dosso e sicuramente lì ho perso quel passaggio. Mi perdono, può succedere. Però c'è un'altra cosa che faccio sempre e che questa volta non ho fatto: ricontrollare ogni rampa di cottura prima di accendere il forno. Questi due piccoli e banali gesti sono invece due passaggi che richiedono presenza. E io, sicuramente a causa della stanchezza, ho saltato quest’ultimo passaggio fondamentale. Ma ci può stare, siamo umane, ero stanca e anche questo me lo perdono.

Quello che non mi posso perdonare ancora è il fatto che, il giorno dopo, quando sono scesa a controllare l'andamento del forno, la temperatura era di 750 gradi. Mancavano solo 100 gradi alla fine del ciclo e avrei dovuto aspettare 1 o 2 ore; se fossi rimasta lì, mi sarei accorta dell'errore fatto nel programmare la curva e avrei potuto fermare il programma manualmente. Invece non ho avuto pazienza e me ne sono andata. Ho letteralmente (e metaforicamente) abbandonato il nostro focolare: ero io la custode e l'ho lasciato incustodito. Accettare questo mi fa ancora tanto male. Ed ecco che arriva la prima consapevolezza, forse la più potente: non abbandonare mai il tuo focolare creativo.

Prima di questa esperienza, avevo l’illusione di poter “controllare” e “delegare” l’elemento del fuoco a un forno elettrico (una macchina), ma il fuoco  (l’energia, il calore) è un  processo importantissimo nella ceramica, anzi, il più importante, e di conseguenza richiede rispetto e presenza. È in questo processo alchemico, infatti, che l’argilla si trasforma in ceramica. Come ho potuto pensare di andarmene e lasciare incustodito un forno a quelle temperature?  Il dio del fuoco e la dea della terra si saranno arrabbiati moltissimo con me e mi avranno punito! Anzi, poteva andare molto peggio! Dopo questa esperienza, un estintore a casa ce l’avrò sempre.

Ora vorrei scendere di più, attraverso le domande, all’origine di questi “errori” commessi, per capire le cause e motivazioni dietro.

Perché me ne sono andata? Non certo perché sono una persona incosciente. Sono andata via di fretta perché avevo urgenza di tornare al festival per occuparmi delle mie ceramiche (al banco). Dopo la pioggia e i temporali dei giorni scorsi ero preoccupata che potesse essere successo qualcosa. Ho lasciato incustodite per mezza giornata e una notte tutte le mie ceramiche, che per me hanno un valore inestimabile, e non volevo lasciarle ancora per un'altra mezza giornata. Avevo deciso di partecipare al market e di conseguenza sentivo il dovere di essere presente anche lì. Ed ecco che arriva la seconda consapevolezza: non si può stare in due luoghi contemporaneamente. Avrei dovuto scegliere tra il market e il workshop, oppure avrei dovuto trovare una persona di fiducia che si occupasse del mio banco mentre io mi dedicavo completamente al processo di asciugatura e cottura dei pezzi.

E perché, mentre caricavo il forno, ero stanca e infastidita (senza contare le zanzare e il caldo di quella giornata)? Ora lo so: ero stanca perché mi sono spinta oltre i miei limiti. Ho superato i miei confini fisici e, cosa ancora più grave, ho forzato i tempi naturali necessari per la ceramica. Ed ecco la terza consapevolezza: la ceramica è un processo LENTO che richiede tanta PRESENZA; noi insegnanti lo sappiamo e dobbiamo onorarlo, accettarlo, trasmetterlo e soprattutto praticarlo.

Per questo workshop ho voluto osare, purtroppo non è andata bene, ma non perché non fosse possibile. Se non avessi sbagliato il programma, forse avresti potuto avere il tuo scrigno! Ma, facendo come ho fatto (accelerando i processi), non ti ho dato un buon esempio. Solo attraversando questa brutta esperienza, posso ora dirtelo, con tutte le mie emozioni "a flor de piel".

Mi dispiace se in questo insegnamento ti ho trascinato con me, non volevo; ti chiedo scusa, chiedo scusa alla ceramica, ma mi abbraccio e mi perdono anche per aver osato troppo.

Quando ho aperto il forno e ho visto quella lava fusa, mi sono sentita vuota, come se mi avessero colpito 25 volte, perché quei manufatti erano importanti per voi, ma anche per me. Ho perso 25 volte la gioia e ho provato 25 volte amarezza. Poi, mentre guidavo verso di voi e pensavo a cosa avrei potuto dire, ho provato vergogna. Come ha potuto accadere una cosa del genere a me che ho quindici anni di esperienza nel settore della ceramica, che sono così attenta ai processi, meticolosa, rispettosa dei tempi e organizzata? Sinceramente, in quel momento, mi disprezzavo un po'. Mi viene l'angoscia solo a pensarci. Questa è la vergogna del perfezionista. Nei giorni seguenti, mi è stata di grande aiuto la frase che dico ogni tanto a mia figlia quando, spensierata, si arrampica sulle scale e sugli alberi: "Fai attenzione, potresti cadere!". E lei: "Sono grande!". E io: "Sì, è vero, ma anche i grandi (gli adulti) possono cadere!".

Poi, sempre mentre guidavo, ho realizzato di aver combinato un grosso guaio, sarei rimasta senza forno in piena stagione di lavoro e il danno sarebbe stato insostenibile per me in quel momento. Però mi ripetevo: "una cosa alla volta, prima consegniamo e poi risolviamo la questione del forno". E così, senza che tu sapessi tutto questo, quando ti ho raccontato cosa era successo, mi hai accolta meravigliosamente nel mio stato vulnerabile e imperfetto. Sei stata un'insegnante e questo non ha prezzo. Grazie davvero per aver reagito in questo modo!

Questa esperienza mi ha insegnato davvero tantissimo, sia dal punto di vista tecnico che da quello umano, e mi piacerebbe condividere con te tutti i dettagli, ma credo che questa lettera diventerebbe facilmente un manuale. La cosa più importante che vorrei condividere con te oggi sono gli insegnamenti universali che ho tratto da questa esperienza: presenza, pazienza, onorare i processi, amorevolezza e perdono. Ti ringrazio infinitamente per la tua comprensione e per quello che mi hai donato durante e dopo il workshop. Dopo quanto è successo, siete diventate 25 persone molto importanti nel mio percorso con la ceramica. Il mio desiderio è quello di continuare a tessere una relazione con te. Sappi che puoi cercarmi qui per futuri incontri e avventure … e magari un giorno potremo di nuovo fare ceramica insieme.

Ti abbraccio forte, con gratitudine.

Karla